Il Silenzio… “vivere” l’altopiano e i suoi monti

Pensando all’essere umano e alla sua natura mi viene spontaneo concentrarmi sulla sua essenza legata all’ambiente e alla ricerca della fusione con esso. Il continuo rapportarsi e confrontarsi con il selvaggio e quella “presunzione” a volte di superare quel binomio uomo-natura ci portano a delle riflessioni intelligenti che ci fanno mettere i piedi per terra e ci fanno vivere non contro di essa ma con e per essa. Quante volte nella storia umanistica l’uomo è stato al centro di un processo di evoluzione che tentava di scavalcare i confini del terreno e di scoprire ciò che per esso non era possibile scoprire… ebbene, l’uomo con il passare degli anni e nei secoli ha metabolizzato la differenza e la sua inferiorità, ma ha anche concepito una cosa fondamentale che fa da motore alla filosofia della “vita vera” e cioè che “Noi” siamo figli di quella stessa natura.
Senza dilungarmi troppo, volevo rendervi partecipi e farvi entrare in sintonia con quello che il corpo e lo “spirito” di chi “vive” la montagna percepisce e volevo anticipare quel discorso che terrà base a molte riflessioni su questo sito (l’uomo e la natura) legato ad un elemento che fa da collante e da incipit a questa situazione di “benessere” : il silenzio.
Il silenzio è uno dei caratteri dell’essenza della Montagna, solo con esso si potrà divenire partecipi di ciò che i boschi e le montagne vogliono regalarci.
Tornando sui nostri passi allora, c’è da rendersi conto che chi viene “folgorato” dall’altopiano Laceno non può fare a meno che tenerlo dentro in quegli istanti dove tutto tace e la natura parla. Immaginate di dormire sul lago la notte, svegliarsi prima dell’alba, aspettare le prime luci illuminare l’aria e affacciarvi dalla vostra tenda per “ascoltare” il “buongiorno” della piana. Questo è l’istante in cui si diviene parte del posto, dove la natura fa il suo corso e l’ “Io” non può far altro che confondersi e fondersi con essa. Ricordo il vento attraversare le gole tra gli alberi del Cervialto e del Raiamagra “sussurrare” la vita della Montagna, le nebbioline elevarsi come spiriti dai boschi resi evanescenti da sole, la luce prender possesso del piano e l’erba che dopo essersi lavati di brina o rugiada si sveglia e si erge a padrona, il cantare degli uccelli il loro dominio, il ragno tessere la sua tela resa lucente dalla gelata in ogni panchina costruita dall’uomo, il satellio della vita sott’acqua… e quando tu, ti fermi seduto a non turbare il corso di queso “fiume” , chiudi e apri gli occhi e ascolti con attenzione, ti accorgi che questo posto ti “parla”, vuole condividere con te la sua bellezza, e ti rendi conto che in quel piano c’è un Dio che manda la sua “Anima” a prendere il Sopravvento rendentoti impassibile e inerme osservatore di quel Creato.
“Vivere” la montagna in generale e il Laceno è soprattutto “abbandonarsi” ai messaggi che ci manda, non facendoci prendere dal luogo comune che ormai snobba l’arte del “pensare” e dell’ “affascinarsi” alla natura. Farsi prendere dal concentrato di vitalità e di “misticismo” fa da traino per chi vuole comprendere le ragioni dell’escursionista e dell’amante della Montagna. Vivere questa esperienza al Laceno, almeno per me, non è come viverla in ogni luogo selvaggio (dove sicuramente c’è questo contatto diretto e unico), forse per vicende personali e ricordi, o forse perchè davvero qui accade qualcosa di diverso che “intender non può” chi non lo prova, ma l’emozione trasferitami da questa conca in altura non ha paragoni e non ha “rivali”.
Purtroppo quel “Silenzio” una volta entrati in “meditazione” e essersi resi un “tutt’uno” al primo tocco umano, al primo rumore non naturale, si interrompe e tutto inzia a tornare lentamente alla normalità, anche se non sarà mai più la stessa cosa e tutto li sopra ci sembrerà diverso e “vivo”.


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