Laetiporus sulphureus

Il Laetiporus sulpuhureus detto dai locali “gallinaccio” è uno dei funghi più belli e sgargianti tra i parassiti e i saprofiti. Un’essenza particolare e dalle svariate forme che in estate e autunno colora di giallo-arancio tantissimi alberi di castagno delle valli bagnolesi e rende piacevoli le passeggiate di appassionati di micologia, i quali anche in periodo di scarsezza di raccolti riescono a fotografare e documentarsi su questo fungo.
La commestibilità del Laeitporus sulphureus è molto discussa in micologia ed infatti ci sono diverse teorie sull’utilizzo o meno in cucina del fungo. Molti ritengono il Laetiporus sulphureus commestibile solo da giovane, altri in ogni momento purchè non sia maturo e coriaceo, da molti altri invece addirittura specie tossica.
Per le suddette caratteristiche si sconsiglia in ogni caso la raccolta del “gallinaccio” , in quanto è stata comunque riscontrata una tossicità (grave o meno grave) non costante , con possibilità di problemi gastrointerinali e non solo.
Le comunità locali tuttavia sembrano non curarsi dei pericoli insiti alla raccolta, ma sappiamo che non sempre gli usi e costumi di un tempo rappresentano la giusta via , soprattutto alla luce di tante nuove scoperte scientifiche.
Cresce dall’estate agli inizi dell’autunno sui tronchi di castagni e querce, a volte anche molto in alto; nella nostra zona lo possiamo incontrare soprattutto nei castagneti coltivati a partire da Agosto. Predilige i siti dove ci sono stati forti temporali anche se di breve durata.


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