Il Larice e l’Abete bianco: scoperte naturalistiche nel comprensorio dei Monti Picentini

La fascia vegetazionale dell’appennino Campano e soprattutto dei Monti Picentini, essendo composta per il 75% da alberi dall’alto fusto come il Faggio (Fagus sylvatica) e il Cerro (Quercus cerris), rappresenta un areale inquadrabile facilmente e soprattutto omogeneo ed uniforme.
Agli alberi citati che rappresentano le essenza principali vanno di sicuro aggiunte l’Acero montano (Acer pseudoplatanus), il Carpino (Ostrya carpinofila), la Rovere (Quercus petrea), la Roverella (Quercus pubescens), l’Ontano (Alnus cordata), il Tasso baccato (Taxus baccata) e ovviamente il Castagno (Castanea sativa) e il Nocciolo (Corylus avellana). Oltre alle specie spontanee e quelle classiche da coltivazione (ritrovabili anche allo stato naturale spontaneo) si aggiungono essenze impiantate che nel corso degli anni sono diventate caratteristiche di alcune località. Esse sono il Pino nero (Pinus nigra) , il Pino d’Aleppo (Pinus halepensis) e  il Pino marittimo (Pinus pinaster). Ad ognuna delle essenze citate si associano una vastità di specie fungine che caratterizzano l’aspetto micologico dei nostri boschi; alcune sono esclusive, altre in consociazione con altro tipo di vegetazione comare (agrifoglio, pungitopo, bucaneve) eppure stilando un elenco rapido sui generi e specie più diffusi possiamo di sicuro identificare per il Faggio, la Rovere, la Roverella e il Castagno l’associazione con il Porcino nelle sue tre specie campane (Boletus aereus, Boletus aestivalis, Boletus edulis… per ora con esclusione di Boletus pinophilus), il Galletto (Cantharellus cibarius nelle sue varie forme), varie Amanita come (Amanita muscaria, Amanita caesarea, Amanita phalloides, Amanita verna, Amanita virosa, Amanita pantherina) e tanti altri generi più o meno conosciuti.
Altri generi fungini appartenenti invece alle aghifoglie (soprattutto pini) che sono prodotti in grandi quantità sono il Suillus granulatus Suillus collinitus , il Lactarius deliciosus e il Chroogomphus rutilus.
Fino ora, dagli studi effettuati e dalle osservazioni effettuate il comprensorio del Laceno e dei Monti Picentini, risulta essere un ecosistema equilibrato e prettamente mediterraneo, con assenza di vegetazioni spontanee fuori dalla normalità vegetazionale e con impossibilità di ritrovamenti fungini particolari. Eppure, durante un’escursione naturalistica alla ricerca e alla scoperta di informazioni scientifiche nuove, avvenuta ieri (07-10-2012), con estremo piacere e soprattutto con un pizzico di soddisfazione ho avuto la fortuna di imbattermi in due specie fungine esclusive di essenze arboree non reperibili facilmente in Campania o addirittura considerate assenti. Nel primo caso, ritrovamento meno raro (possibile anche sotto latifoglie) di un esemplare spettacolare di Amanita muscaria var. aureola, fungo velenoso e molto raro che rappresenta una variazione cromatica e morfologica della parente Amanita muscaria, rinvenibile facilmente sotto Abete bianco (Abies alba); ed infatti da studi sulle crop fotografiche degli aghi, dal suolo e dai riscontri effettivi, si è arrivati alla conclusione di aver identificato diversi boschetti di Abete bianco a quota 1400-1500 m.
L’Abete bianco, oltre ad essere una specie arborea antica per la nostra regione e difficilmente rinvenibile, rappresenta un’essenza da studiare sia per gli adattamenti micro-climatici ma anche per gli studi micologici che potrebbero rivelare in Campania e nel comprensorio Laceno, la presenza di funghi considerati esclusivi di altre regioni e delle Abetine del centro nord.
Altro ritrovamento, raro, quasi impensabile e incredibilmente entusiasmante, è stata la scoperta del Suillus grevillei un fungo di nascita esclusiva del Larice (Larix decidua) , un albero considerato esclusivo delle vette alpine superiori ai 2500 m di quota. Il ritrovamento che insieme allo studio degli strobili e degli aghi ha confermato la presenza di alcune piante di Larix decidua, rientra a far parte di quelle “scoperte” che aprono l’orizzonte sulla biodiversità botanica nella nostra regione e nel nostro comprensorio e soprattutto aprono le porte a nuovi studi e a possibilità impensabili precedentemente. Abete bianco e Larice, rappresentando essenze arboree rare o inesistenti nel nostro comprensorio ci permettono di approfondire molte tematiche naturalistiche e soprattutto ci mettono in condizione di ragionare sul se e sul come queste piante abbiano avuto possibilità di nascere e di crescere sui nostri monti.
Le ipotesi sono tante e partono dalla presenza erronea di queste piante durante gli impianti di 60-70 anni fa, fino alla colonizzazione spontanea avvenuta per via aerea in modo naturale. Se avremo mai queste risposte non ci è dato saperlo attualmente, resta il fatto concreto di essersi trovati difronte a nuove frontiere dello studio naturalistico che nei prossimi mesi porteranno (magari) alla scoperta di ulteriori informazioni, e chi sa, di nuove essenze arboree impensabili fino a qualche giorno fa.

Angelo Mattia Rocco


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